Strane storie: il bambino in fondo al pozzo.

in #discovery-it3 months ago

Chi oramai è sulla cinquantina o più sicuramente si ricorderà di quel 10 giugno del 1981, la tragedia di Alfredino Rampi un bambino di soli 6 anni, caduto in un pozzo a Vermicino. In molti lo ricorderanno per via dell'enorme risonanza mediatica che ebbe la questione, addirittura con 18 ore di diretta televisiva. Impensabili per quell'epoca, era nata la "tv del dolore". Fortunatamente il tribunale di Roma in seguito decretò che le riprese dove il bambino piangeva o chiamava la madre non potessero essere più trasmesse, anche se qualcuno andò a violare anche quell'ultimo velo di compassione.

La verità è che ci si credeva forti delle proprie convinzioni tecnologiche, di una nazione moderna. La diretta televisiva fu fatta anche e sopratutto perché si credeva che l'esito non fosse quello che poi si è realizzato. Tutti credevano nella riuscita, di strapparlo alle oscure viscere della terra. "Il giornalista Piero Badaloni affermò che il comandante Pastorelli aveva diramato la previsione che nel giro di poche ore la perforazione si sarebbe conclusa e l'operazione di salvataggio sarebbe andata a buon fine"

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Image by Cdd20 from Pixabay

La verità è che ci sono state una sequela incredibile di errori e sfortune. Si parte dal pozzo, dove per pozzo in realtà è più un eufemismo. Un buco di 28 centimetri, che se una persona adulta ci fosse inciampato sopra a fatica ci entrava una gamba. Non per Alfredo, già minuto di suo. Forse neanche l'ha visto quel buco, che poi a vederlo neanche ti puoi immaginare che vada giù per quasi cento metri.

Il primo errore sicuramente non aver coperto quel "buco". Il secondo fu fatto dai primi soccorritori, l'idea era di calare una tavola di legno affinché il bambino si aggrappasse. Un terribile errore, il foro non era regolare, ma frastagliato. La tavola si incastrò e per giunta la corda si spezzò complicando le operazioni in modo esponenziale.

La successiva idea di un foro parallelo era una conseguenza di quell'errore. Ma anch'esso non fu senza conseguenza. Non fu presa in esame una geologa che già preconizzava le difficoltà temporali dell'opera. I Vigili ritenevano di farcela in poche ore, ed invece ci misero oltre un giorno. Ma la cosa peggiore fu che le vibrazioni delle trivelle lo fecero cascare a 60 metri, contro i 36 precedenti.

Infine i tentativi, quello noto di Angelo Licheri che riuscì a raggiungerlo ma il destino aveva deciso diversamente. Licheri era un tipografo sardo, non era uno speleologo, non era un vigile. Un uomo di un coraggio incredibile, oltre che di corporatura davvero esile. Ma questo indicava anche che il team di soccorso oramai era arrivato a considerare qualsiasi soluzione, anche mandare personale non qualificato.

La stessa area era un completo caos, per l'appunto gente come Licheri aveva potuto avvicinarsi e molti curiosi potevano arrivare sino a pochi centimetri dai pozzi e guardare nel buio oscuro.

La domanda che mi pongo è "ma oggi le cose andrebbero diversamente?" Personalmente penso di si, al di là del progresso tecnologico sicuramente c'è un livello organizzativo e di competenza di diversi ordini di grandezza rispetto a quel giugno del 1981. E probabilmente fu quell'evento ha fatto fare un salto di qualità nelle procedure come non mai.

Del luogo della tragedia non rimane che un campo pieno di erbacce, i tubi che coprivano i due fori nel tempo si sono arrugginiti, lavori di movimento terra li hanno coperti. Intorno parole al vento ancora nel 2014 di un possibile monumento su un luogo tanto simbolico. Si sa la politica è come la fogna, maleodorante e inutile.

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Ancora mi vengono i brividi, a distanza ormai di 40 anni, per quello che succede in quel maledetto luogo, per tutto il clamore nefasto che questo caso sollevò, per la grande speranza che tutti avevamo che prima o poi avrebbero estratto il piccolo Alfredino da quel buco infame, sì, certo, lo estrassero, alla fine, purtroppo defunto, per tutta quella serie di errori che tu hai precisamente ricostruito, una ferita che non si rimarginerà mai...

Diciamo che ci fu anche parecchia sfiga, effettivamente che probabilità c'erano di cascare in un buco di 28 cm. Poi Licheri che per tre volte lo prende ma non riesce a tirarlo su. Alla fine pur con tutti gli errori a lui ci sono arrivati, ma si vede che non era destino.

Non conoscevo questa storia!

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