My second life #38 [IT-EN]

in Olio di Balena3 months ago


My second life
#38
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Una sera Luca scende a buttare la spazzatura, ma quando cerca di rientrare nella sua casa, al 20° piano di un palazzone di periferia, scopre che nel suo appartamento ci abita un'altra persona e che la sua vita, come era fino a qualche momento prima, non esiste più. Cominciano da questo momento per Luca nuove ed inaspettate avventure che si mischiano ai ricordi della sua vecchia vita.


I colleghi

La Impexp si trova in periferia, ma una periferia molto distante da dove abitiamo io ed Elena, dovendo scegliere abbiamo deciso di cercare casa vicino all'ospedale dove lei a volte si trovava a dover fare anche turni notturni, mentre io dovevo sì attraversare la città ma in orari tipici da ufficio.
Il lungo viaggio, mi permette comunque di ascoltare musica, leggere e osservare la gente, tutte cose che in fondo mi divertono. Non ho mai fatto amicizia né sul treno, che prendo ogni mattina ed ogni sera, né naturalmente in metropolitana, dove sarebbe comunque oggettivamente molto difficile. Anche in treno però, dove è così facile fare amicizie, io ho sempre preferito stare sulle mie, dedicandomi alla lettura o all'ascolto della musica in modo totalmente solitario.
Qualche volta mi è capitato che qualche viaggiatore o viaggiatrice, volti molto conosciuti, sempre gli stessi ogni mattina, cercasse di coinvolgermi in una discussione o in una chiacchierata, ma con me non ha mai attaccato.
Oggi avrebbe potuto essermi utile, ma dubito che in questo universo straniero dove mi trovo, siano proprio i compagni di viaggio che ogni mattina un treno malmesso porta controvoglia in città, il punto di contatto con la mia vita precedente.
Ma, forse, una mattina potrei andare in stazione, all'ora di arrivo del treno che di solito prendo per andare al lavoro, per vedere, dall'altra parte del marciapiede quei conati di pendolari vomitati dallo stomaco del treno.
Quando sei dentro, sei uno di quei pendolari che vengono vomitati, non ti va di sapere che fai parte del vomito di un treno, visto da fuori, potrebbe perfino essere divertente.
Chi fa a gara per arrivare all'ingresso della metro per primo, come se sui binari ci fosse il macchinista con la metropolitana ferma che aspetta proprio lui, il primo che corre, prima di partire.
Questo flusso di lava semi addormentata, che poi coagulerà in docili impiegati, fa ridere, vista da fuori ovviamente. Prendiamo ad esempio il primo che corre allo sprint per un paio di minuti e poi si ferma, lo sguardo assente, un giornale gratuito, due, anche tre, in mano, sfogliato quasi per senso del dovere, perché è gratis.
Sta ancora dormendo, non comprende una parola di quelle poche che legge, un titolo qui uno là, tanto per non sprecare tutta quella carta gratis che gli viene proposta nel breve tragitto dal binario del treno a quello della metropolitana.
Oppure la signora vestita di tutto punto, forse una commessa non più nel fiore degli anni, che va con passo deciso ma come facendo finta di niente, per non dare alla metropolitana l'impressione che lei possa essere caduta così in basso da dover correre per prenderla.
Quando la vede arrivare però, eccola fare un piccolo scatto da centometrista, perché in realtà ha la stessa fretta di tutti gli altri.


...continua


One evening Luca goes down to take out the garbage, but when he tries to return to his house, on the 20th floor of a suburban building, he discovers that another person lives in his apartment and that his life, as it was until some moment before, it no longer exists. From this moment on, new and unexpected adventures begin for Luca, which mix with the memories of his old life.


The colleagues

Impexp is located on the outskirts, but a very distant outskirts from where Elena and I live, having to choose, we decided to look for a house near the hospital where she sometimes had to work night shifts, while I had to cross the city but in typical office hours.
The long journey, however, allows me to listen to music, read and observe people, all things that basically amuse me.
I have never made friends either on the train, which I take every morning and every evening, or of course on the subway, where it would still be objectively very difficult.
Even on the train, however, where it is so easy to make friends, I have always preferred to stay on my own, dedicating myself to reading or listening to music in a totally solitary way.
Sometimes it happened to me that some traveler, well-known faces, always the same every morning, tried to involve me in a discussion or chat, but with me he never attacked.
Today it could have been useful to me, but I doubt that in this foreign universe where I am, it is the traveling companions that a rundown train reluctantly brings into the city every morning, the point of contact with my previous life.
But, perhaps, one morning I could go to the station, at the arrival time of the train that I usually take to go to work, to see, on the other side of the platform, those retching of commuters vomited from the stomach of the train.
When you are inside, you are one of those commuters who are thrown up, you don't want to know that you are part of the vomit of a train, seen from the outside, it could even be funny.
Who competes to get to the entrance to the metro first, as if the driver with the metro stopped on the tracks waiting for him, the first to run, before leaving.
This flow of semi-asleep lava, which will then coagulate in docile employees, makes you laugh, obviously seen from the outside.
Take for example the first who runs in the sprint for a couple of minutes and then stops, absent gaze, a free newspaper, two, even three, in his hand, leafed through almost out of a sense of duty, because it's free.
He is still asleep, he does not understand a word of those few that he reads, a title here one there, so as not to waste all that free paper that is offered to him in the short journey from the train platform to the subway.
Or the well-dressed lady, perhaps a saleswoman no longer in her prime, who goes with a firm step but as if pretending nothing has happened, so as not to give the subway the impression that she may have fallen so low that she has to run for pick her up.
But when she sees it coming, she is taking a little shot as a sprinter, because in reality she is in the same hurry as everyone else.


...continua