My second life #34 [IT-EN]

in Olio di Balena3 months ago


My second life
#34
[IT-EN]


Capitoli precedenti / Previous chapters:

Chapter #1 Chapter #2 Chapter #3 Chapter #4 Chapter #5 Chapter #6 Chapter #7 Chapter #8 Chapter #9 Chapter #10 Chapter #11 Chapter #12 Chapter #13 Chapter #14 Chapter #15 Chapter #16 Chapter #17 Chapter #18 Chapter #19 Chapter #20 Chapter #21 Chapter #22 Chapter #23 Chapter #24 Chapter #25 Chapter #26 Chapter #27 Chapter #28 Chapter #29 Chapter #30 Chapter #31 Chapter #32 Chapter #33

Una sera Luca scende a buttare la spazzatura, ma quando cerca di rientrare nella sua casa, al 20° piano di un palazzone di periferia, scopre che nel suo appartamento ci abita un'altra persona e che la sua vita, come era fino a qualche momento prima, non esiste più. Cominciano da questo momento per Luca nuove ed inaspettate avventure che si mischiano ai ricordi della sua vecchia vita.


L'albergo

Il senegalese mi teneva sempre d'occhio, non mi mollava, anche se aveva deciso che ero innocuo e, almeno credo, anche parecchio coglione.
La costruzione era in pessimo stato, lasciata alle intemperie ormai da molti anni. Quel poco che vidi, alla luce della torcia che il mio concierge aveva estratto da una tasca, non metteva molto di buon umore, faceva venire il dubbio che tutto quanto potesse crollarci addosso da un momento all'altro.
Da un certo punto in avanti alle colonne portanti si attaccavano delle pareti raffazzonate, fatte con bancali, cartoni e materiale vario.
La piccola Dakar si trovava esattamente al centro dell'edificio, quindi il più lontano possibile dall'esterno. Entrammo nella parte chiusa spostando un bancale cartonato che faceva da porta di ingresso. Mi trovai in un grande, unico ambiente, circondato da quelle inusuali pareti. Nel mezzo un falò nel quale veniva bruciato un po' di tutto produceva un odore che prendeva alla gola e che rendeva l'aria quasi irrespirabile.
Non si respirava, però faceva un bel caldino, rispetto all'esterno. Per terra, c'erano almeno una ventina di materassi malmessi, sporchi e disposti senza un vero criterio.
In un angolo c'era lui, il televisore, quello che avevo visto dal treno. Dalla parte opposta ben quattro fornelli a gas appoggiati a mobiletti anch'essi reduci da diverse guerre casalinghe. Di fianco ai mobiletti diverse bombole evidentemente a gas.
Non riuscivo a capire da dove arrivasse la corrente elettrica con cui funzionava indiscutibilmente la televisione e che permetteva di tenere accese una decina di lampadine penzolanti direttamente da alcuni fili elettrici. Non ritenni opportuno chiedere delucidazioni.
Tutti gli impianti erano a norma, insomma lo erano più o meno come lo sono in certe fabbrichette o in molti cantieri, dove, in cambio di un congruo flusso di denaro, nessuno va mai a controllare.
Come cliente dell'albergo però sia il sistema di illuminazione, sia il riscaldamento, sia le cucine, non mi trasmettevano quel senso di sicurezza che mi sarei aspettato da un cinque stelle. Mi venne il sospetto che l'albergo che mi ero scelto per la nottata non fosse un vero e proprio cinque stelle.
Tenuto però conto del rapporto qualità/prezzo e del fatto che avevo l'impressione che se avessi tentato a quel punto di andarmene, mi avrebbero magari ucciso o almeno preso a legnate, alla fine, decisi di restare.
Nessuno mi chiese nulla, nessuno disse nulla sulla mia presenza. Molti non fecero nulla di più di qualche cenno colla testa, alcuni bofonchiarono qualcosa come “Salamaulecum”, credo un saluto.
Evidentemente se uno entrava con Amico era un ospite sul quale non era il caso di fare apprezzamenti o discussioni, nemmeno se difficilmente si poteva scambiare per un senegalese.
Ero l'unico bianco, probabilmente anche l'unico che non era originario del Senegal.


...continua


One evening Luca goes down to take out the garbage, but when he tries to return to his house, on the 20th floor of a suburban building, he discovers that another person lives in his apartment and that his life, as it was until some moment before, it no longer exists. From this moment on, new and unexpected adventures begin for Luca, which mix with the memories of his old life.


The hotel

The Senegalese always kept an eye on me, he wouldn't let go, even though he had decided that I was harmless and, at least I think, quite a jerk.
The building was in a bad state, left to the elements for many years now. What little I saw, in the light of the flashlight that my concierge had pulled out of a pocket, did not put us in a good mood, it made us doubt that everything could collapse on us at any moment.
From a certain point forward, patchy walls were attached to the supporting columns, made with pallets, cardboard and various materials.
The small Dakar was located exactly in the center of the building, so as far as possible from the outside. We entered the closed part by moving a cardboard pallet that served as an entrance door. I found myself in a large, single room surrounded by those unusual walls. In the middle a bonfire in which a bit of everything was burned produced a smell that took to the throat and made the air almost unbreathable.
There was no breathing, but it was a nice warmer, compared to the outside. On the floor, there were at least twenty or so shabby mattresses, dirty and arranged without real criteria.
In one corner was him, the television, the one I had seen from the train. On the opposite side, four gas stoves leaned on cabinets, also veterans of various home wars. Next to the cabinets several gas cylinders, obviously gas.
I could not understand where the electric current came from, with which the television unquestionably worked and which allowed to keep lit a dozen light bulbs dangling directly from some electric wires. I did not consider it appropriate to ask for clarification.
All the systems were up to standard, in short, they were more or less as they are in certain factories or in many construction sites, where, in exchange for an adequate flow of money, no one ever goes to check.
As a customer of the hotel, however, both the lighting system, the heating, and the kitchens did not give me that sense of security that I would have expected from a five-star hotel. I suspected that the hotel I had chosen for the night was not a real five-star hotel.
However, taking into account the quality / price ratio and the fact that I had the impression that if I had tried to leave at that point, they might have killed me or at least beaten me, in the end, I decided to stay.
Nobody asked me anything, nobody said anything about my presence. Many did nothing more than nod their heads, some muttered something like ""Salamaulecum"", I think a greeting.
Obviously, if one entered with Amico, he was a guest on whom there was no need to make appreciation or discussions, even if it was difficult to mistake for a Senegalese.
I was the only white, probably also the only one who was not originally from Senegal.


...continua